Crisi del microchip: perché è difficile avere un’auto nuova in breve tempo

Settembre 23, 2021

La crisi sanitaria dovuta al Covid-19 ha creato un effetto domino che ha duramente colpito molti settori industriali, in primis il mercato delle auto.
Il deficit di componenti elettronici, infatti, ha provocato un crollo nella produzione, mettendo in ginocchio le case automobilistiche che non riescono a soddisfare la domanda sempre crescente.

AUTO NUOVA? VEDIAMO PERCHÉ RISCHIA DI ESSERE UN MIRAGGIO

La crisi mondiale dovuta alla pandemia, ha ridisegnato le nostre abitudini e necessità, spingendo l’uso della tecnologia a livelli mai visti. Questo, oltre a causare un aumento esponenziale dei prezzi, ha oltremodo superato la capacità produttiva mondiale di molti componenti tecnologici, infliggendo un duro colpo al settore automotive e non solo. Colossi come Apple o Mercedes e Stellantis per l’automotive sono stati messi a dura prova a causa del deficit di materie prime, tra cui quelli necessari per la realizzazione di microchip.

A COSA SERVONO I MICROCHIP E PERCHÉ LO CHIP SHORTAGE È COSÌ GRAVE

A Jack St. Clair Kilby l’invenzione del microchip valse il Premio Nobel per la Fisica nel 2000. L’oggetto del desiderio, considerato una delle innovazioni più importanti dell’umanità, è diventato indispensabile per il controllo di molti dispositivi elettronici a partire dai computer, gli smartphone, i televisori e le auto, fino all’utilizzo in campo medico.

Ma cosa sono questi microchip? Secondo la Treccani, il microchip è un supporto rigido di materiale semiconduttore di ridottissime dimensioni, sul quale è stampato un circuito elettronico integrato che ospita il processore dei calcolatori elettronici.

La produzione di semiconduttori è spesso gestita in emergenza perché legata a impennate di richieste poco prevedibili che si manifestano da un giorno all’altro, a cui si è aggiunto nel 2020 il veloce progresso tecnologico trainato dal 5G e l’aggravante della chiusura parziale causa pandemia.
Nell’anno appena trascorso, infatti, proprio per effetto del Covid, le case automobilistiche hanno sottostimato il numero di vendite e ciò ha finito per ridurre anche la domanda e i volumi dei semiconduttori. In questo settore, infatti, i produttori rinegoziano costantemente il contratto con il fornitore in modo da tenere il magazzino a zero e azzerare anche così i costi della logistica. Le case automobilistiche, però, sono state smentite da una domanda più elevata del previsto e questo ha messo in difficoltà i produttori che si sono trovati a riallocare l’offerta di chip e a costruire, nel mentre, nuovi impianti che richiedono comunque tempi molto lunghi di realizzazione (tra i 12 e i 18 mesi – fonte: Corriere della Sera). Le due aziende leader di mercato, Taiwan Semiconductor Manifacturing Co. (Tsmc) e Samsung hanno deciso di privilegiare la fornitura dei loro mercati, specialmente dell’elettronica di largo consumo, lasciando le altre industry in difficoltà.

LE CONSEGUENZE PER IL SETTORE AUTOMOTIVE

Per le case automobilistiche è tutt’altro che un danno iniquo.

Se pensiamo che, secondo quanto riportato da Il Sole 24 ore, il numero dei microchip nelle auto è di circa 3.000 unità, direttamente connessi a una miriade di funzionalità come calibrare l’iniezione di carburante, far funzionare i sistemi di infotainment o controllare la velocità, l’onda d’urto provocata nel settore automotive ha le sembianze di uno tsunami.

Sono molte le case automobilistiche che hanno dovuto frenare le perdite: chi sostituendo i microchip con altre parti, chi cancellando alcuni optional o peggio ancora riducendo le ore lavorative dei dipendenti, con un bilancio pesante sulla riduzione della produzione di auto.
Secondo la società di consulenza IHS Markit, la carenza di chip ha ridotto la produzione di veicoli di 1,3 milioni nei primi tre mesi del 2021: una conseguenza che ha avuto un impatto importante su tutti i distributori, comprese le società di noleggio.

Chiaramente la carenza di auto nuove disponibili ha messo in difficoltà tutti i consumatori finali, dai privati alle aziende. I primi si sono trovati ad attendere a lungo l’arrivo della loro auto e ad avere difficoltà nell’usufruire degli incentivi statali, accessibili solo in caso di immatricolazione entro 180 giorni dall’ordine, mentre i fleet manager hanno dovuto allungare i contratti di noleggio in corso, ricorrere a pre-assegnazioni ai dipendenti di vetture diverse da quelle ordinate e spingere i neo-assunti a scegliere auto da stock o addirittura usati.

E a proposito di usato, la carenza di nuove vetture sta facendo schizzare alle stelle le quotazioni del second-hand. Il rialzo dei prezzi ha già interessato gli Stati Uniti ma si ipotizza che coinvolgerà molto presto anche l’Europa.

COSA PUÒ FARE CHI HA BISOGNO DI UN’AUTO?

Il consiglio per chi ha bisogno di un’auto è innanzitutto quello di essere consapevoli di non poter richiedere allestimenti e optional di nicchia o altamente personalizzati. Questo però non è necessariamente un problema, tutte le case automobilistiche hanno infatti diverse linee con allestimenti standard molto ricchi!
Inoltre, per non dover avere lunghi tempi di attesa, il consiglio è di richiedere auto che sono già in stock o in pronta consegna.
Certo, allo stato attuale, il concetto di “pronta consegna” va ridimensionato: se prima questa soluzione comportava l’attesa di qualche settimana, infatti, ora sono richiesti diversi mesi di elaborazione dell’ordine prima di poter ritirare il veicolo.

Se si ha ancora più fretta, si può optare per un’auto usata, con tutti i pro e i contro di scegliere un second-hand.

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